Il Prosecco, un vino di qualità

 

Il prosecco: quando è garantita la sua qualità

Il prosecco doc viene prodotto in Italia, in particolar modo nelle regioni di Veneto e Friuli-Venezia Giulia e dal 2009 ha avuto il riconoscimento che ne certifica la qualità. Si tratta di un vino molto noto e che è tra i più apprezzati anche all’estero. Vi sono tre tipologie di prosecco. Il primo è detto Tranquillo ed ha un titolo alcolometrico di 10,50% vol. Il secondo è chiamato anche spumante ed ha 11% vol. e il frizzante con 9% vol. Le sue caratteristiche sono un colore giallo paglierino e un profumo fresco.

Il prosecco doc è costituito per l’85% da glera, una varietà di uva a bacca bianca che viene prodotta in grappoli grandi e lunghi, con gli acini color oro che conferiscono al vino la tonalità tipica. Il restante 15% è costituito da un misto formato da verdiso, chardonnay, e altre varietà di pinot bianco, grigio e nero. Le migliori varietà crescono soltanto in un terreno ottimo e favorevole. Deve essere esposto alla luce del sole e drenato. La qualità dell’uva non deve essere modificata con tecniche di coltivazione che potrebbero alterare il gusto e modificare il suo odore fresco e genuino. La classificazione del prosecco avviene su quattro livelli:

  1. Al primo posto vi sono i vini DOCG, cioè quelli di origine controllata e garantita. Viene utilizzato per indicare un prosecco controllato e che viene prodotto secondo uno schema stabilito. Vengono ammesse soltanto alcune varietà di uva che deve essere trattata unicamente in una maniera particolare per quanto riguarda le procedure di vinificazione e i procedimenti di invecchiamento. Per evitare delle contraffazioni ogni bottiglia viene numerata attraverso un sigillo sul collo.
  2. Al secondo livello vi sono quelli di origine controllata, disposti con l’acronimo DOC. Tale classificazione riguarda i vini prodotti in Italia. in questo caso gli schemi da rispettare sono meno rigidi ma comunque devono essere garantite alcune procedure standard per garantire una qualità del prodotto eccellente.
  3. Al terzo grado di classificazione riguarda l’IGT che sta ad indicare l’indicazione Geografica Tipica. Questo livello è stato aggiunto soltanto di recente per comprendere quei vini che sono realizzati con ottime varietà di uva che però non rientrano nelle prime due categorie. In questo caso si ha come punto di riferimento la regione di provenienza.
  4. Sull’ultimo livello vi è il prosecco da tavola che rientra più in generale nei VDT. Si tratta di un prodotto ottimo, realizzato comunque con uva di alta qualità e che deve conservare il suo sapore genuino.

Il prosecco è un vino molto rinomato anche nella cucina italiana e viene ad esaltare il gusto di molti piatti della tradizione culinaria. Viene servito principalmente con antipasti o con piatti a base di pesce e crostacei. Il prosecco viene utilizzato anche per comporre dei cocktail dal sapore fresco e dissetante. Questo vino va servito a temperature abbastanza fredde comprese tra i 6 e gli 8° C. Va conservato in un ambiente fresco e asciutto con temperature non superiore ai 14°C e messo a riposare in posizione obliqua. Deve essere assaporato non oltre i 24 mesi dall’imbottigliamento. Per esaltare meglio il profumo va servito in un calice a tulipano.

 

Sant’Agostino, la “città del tartufo” in provincia di Ferrara, celebra il suo prodotto di punta

Cala il sipario sul mese di agosto ed “entra in scena il trionfo dei nostri sapori”

Cala il sipario sul mese di agosto ed “entra in scena il trionfo dei nostri sapori”: è con questo motto che, dal 1 al 12 settembre, Sant’Agostino chiama a raccolta tutti gli amanti del tartufo nella suggestiva cornice del bosco della Panfilia. Il paese in provincia di Ferrara, d’altronde, fa parte dal

2009 dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo: un legame antico e profondo che affonda le sue radici nell’origine alluvionale dei terreni e nella presenza di essenze arboree adatte alla sua crescita; e così la Sagra dedicata al pregiato tubero, giunta alla 37esima edizione, farà rivivere come per magia il vincolo inscindibile tra la comunità locale, l’area naturale che la circonda e l'esperienza nella preparazione di ricette che esaltano un prodotto dal profumo e dal sapore inconfondibili, fra i più amati a ogni latitudine.

Tutti gli aromi del bosco della Panfilia saranno racchiusi nei piatti preparati con amore dalle massaie locali: fantasia di antipasti al tartufo e sformato di zucca o di spinaci al tartufo per iniziare, tortellini, tagliolini, crespelle e lasagne al tartufo come primi piatti, tagliata, cotoletta, faraona e uova col tartufo come secondi. Nel grande “Ristorante Tenda” con posti a sedere al coperto, aperto tutte le sere dalle 19.30 e la domenica anche a mezzogiorno, non mancheranno le portate più classiche della tradizione locale come i tagliolini al ragù, i tortellini in brodo, la faraona al cartoccio e la torta di tagliatelle.

Al centro di tutto, comunque, resteranno i pregiati tartufi raccolti nella zona di Sant’Agostino, primo paese della provincia di Ferrara a far parte dell’Associazione Nazionale Citta del Tartufo. Saranno protagonisti anche di divertenti iniziative come gli incontri con gli chef, in programma il lunedì, il martedì e il mercoledì; lo chef Alessio Malaguti della “Trattoria La Rosa 1908”, accompagnato dagli allievi dell’Istituto Alberghiero “Orio Vergani” di Ferrara, farà assaggiare a tutti la sua prelibata creazione, i passatelli al tartufo, e non mancheranno momenti dedicati alla creazione di nuove ricette con accostamenti particolari come quelli tra pesce e tartufo – realizzato dallo chef Davide Carli del Ristorante “Le Piramidi” – e le nuove ricette preparate dalle “rizdore” tra cui spiccano le rosette Nerina al tartufo e la famosa fagiolada; e chi vorrà trasformarsi in “cercatore di tartufi” per un giorno potrà visitare il Bosco della Panfilia, dove i prelibati tartufi crescono sotto pioppi, salici, querce, noccioli e betulle:

un vero e proprio paradiso naturalistico a pochi passi dal fiume Reno che si potrà scoprire anche sabato 3 settembre alle 17 con la 9° edizione della Camminata del Bosco Panfilia. Per i camperisti sarà infine disponibile un parcheggio in Viale Europa, nell’area della scuola media di Sant’Agostino.

 

 

Info:

Data – 1/12 settembre

Località: Sant’Agostino (Ferrara)

info@fuoriporta.org

3408505381

www.fuoriporta.org

Le proprietà del Vino che aiutano la nostra Bellezza

le case cosmetiche ne hanno preso coscienza non perdendo l’occasione di sfruttare le proprietà del vino nella creazione dei loro prodotti di cura e bellezza

Il vino è alleato della nostra Bellezza. Sembra uno slogan ma è davvero così!

Non dimenticate di bere un bicchiere di vino al giorno durante i pasti: potrebbe essere più salutare di quello che pensiate, grazie alle preziose proprietà organolettiche dei suoi componenti.

Anche le case cosmetiche ne hanno preso coscienza, e non hanno perso l'occasione di sfruttare le proprietà del vino nella creazione dei loro prodotti di cura e bellezza del corpo. Ne parliamo insieme al blog makeup Donna e Dintorni, con un interessante focus sui cosmetici a base di vino promossi dal mondo femminile.

Gli ingredienti generalmente usati sono: estratti dei tralci delle viti, estratti di foglie di vite, il vino rosso, che è particolarmente ricco di antiossidanti, e lo spumante.

Un esempio importante è quello dell'azienda francese La Caudelie, che ha iniziato già da qualche anno a promuovere la vino terapia con la sua linea Vinoperfect: fra i suoi prodotti siero, creme viso, e creme colorate con protezione solare che rendono il viso più giovane e luminoso, garantendo grandi risultati nell'attenuazione delle macchie che rovinano l'incarnato. Il segreto dell'efficacia dei prodotti di questa linea è un ingrediente chiamatoviniferina stabilizzata, un potente antiossidante naturale estratto dai tralci delle viti, noto agli agricoltori francesi già dai tempi antichi.

Anche Alchimia Natura, azienda orientata al biologico, investe nei benefici del vino con Bacco di…Vino, una linea di prodotti che usa estratti di frutta dal potere antiossidante come il Melograno, il Mirtillo e il Ribes: l'unione con gli estratti di vite e uva nera dell'Appennino Modenese ne accresce i benefici, in quanto contrastano i vasi cutanei grazie ai polifenoli e alle vitamine antiossidanti. Un'altra sostanza importante racchiusa in questi prodotti è il Resveratrolo, antiossidante naturale che produce collagene, e che, unito alle Vitamine A, C ed E riesce a guarire le infiammazioni della pelle.

In occasione dell'edizione 2015 del Vinitaly di Vicenza si è parlato per la prima volta in Italia di "Wine Beauty": i brand di cosmetica hanno iniziato a promuovere l'uva fra gli ingredienti principali dei loro prodotti, usando sia il vino che i tralci di vite. In particolare, le aziende che hanno a cuore la sostenibilità e l'attenzione verso l'ambiente hanno pensato di dare nuova vita a un elemento prezioso che viene generalmente gettato via, ovvero gli scarti della vite.

La Coldiretti è stata promotrice della Wine Beauty in Italia grazie al canale di diffusione rappresentato dai mercati di Campagna Amica.

Vino, amore e fantasia: gli ingredienti perfetti per un matrimonio da favola

L’Italia da sempre è un paese produttore di vino, vera eccellenza nostrana che viene rivenduta in tutto il mondo,

Ci vogliono mesi e mesi per preparare un matrimonio, che in realtà dura un solo giorno. Si tratta però del giorno più importante della propria vita, che resterà quindi scolpito nella memoria degli sposi e dei partecipanti. Tuttavia gli elementi essenziali per la riuscita di quel giorno sono tre: un fotografo per matrimonio, la giusta compagnia e del buon vino. Il fotografo avrà il compito di immortalare in eterno quei momenti magici di quel giorno unico; al matrimonio si invitano le persone più importanti della propria vita, con cui condividere quella gioia unica, quindi la compagnia è fondamentale; infine come dicevano i latini "in vino veritas", nel vino c'è la verità: non esiste una frase migliore nel giorno del matrimonio, in cui si giura amore eterno alla propria dolce metà.

L'Italia da sempre è un paese produttore di vino, vera eccellenza nostrana che viene rivenduta in tutto il mondo, dalla Russia alla Cina fino agli Stati Uniti. Per questo motivo non si può sbagliare la scelta del vino al matrimonio. Affinché ci sia armonia ed allegria ad ogni tavolo, è opportuno scegliere il vino migliore, in modo che il pranzo sia un vero successo. Un ottimo menu sarebbe infatti incompleto senza un buon vino ad allietare l'intera combriccola degli invitati.

Bisogna innanzitutto scegliere il miglior vino anche in base al menu. Se il pranzo è prevalentemente a base di pesce, la cosa più saggia da fare è scegliere del buon vino bianco, magari leggermente frizzantino. Il vino bianco solitamente è più fresco e leggero, quindi è più indicato per i periodi estivi o particolarmente caldi. Un buon vino rosso, corposo, "tosto" e ben strutturato si sposa invece perfettamente con un menu a base di carne. I vini rossi robusti sono consigliati per i periodi invernali o particolarmente freddi, per affrontare meglio le insidie del tempo.

Quanto vino serve per un matrimonio? Dipende naturalmente dal numero degli invitati presenti in sala. Secondo un calcolo matematico il numero di bottiglie necessario va calcolato dividendo il numero degli invitati (sia bevitori che astemi) per 2,15. Con questa semplice formula matematica avrete un numero piuttosto preciso delle bottiglie necessarie per un matrimonio. Se gli invitati dovessero essere 100, il numero di bottiglie necessarie equivarrebbe a 46. Dovendo però arrotondare per eccesso, il numero preciso dovrebbe essere 48 bottiglie di vino. Per risparmiare è possibile anche optare per vini locali, forse meno pregiati ma dal gusto sincero e di ottima qualità.

Rendi il tuo matrimonio speciale con il vino del Friuli

I consigli su come abbinare del buon vino per il giorno delle nozze sono diversi e per tutti i palati. 

I consigli su come abbinare del buon vino per il giorno delle nozze sono diversi e per tutti i palati. 
Glauco Comoretto, artista considerato il miglior fotografo matrimonio per chi decide di sposarsi in Friuli, ce ne indica alcuni. Con i suoi suggerimenti possiamo alimentare la fantasia per l’organizzazione di un matrimonio in Friuli curato nei dettagli ma anche a capire che con in mano un buon calice di vino il momento del sì acquista un sapore ancora più speciale. 

Tra le varie opzioni per mescolare vino e nozze in Friuli dobbiamo distinguere l’organizzazione del matrimonio con quella dei giorni precedenti.

Durante il giorno del fatidico sì il vino del Friuli può essere gustato dagli invitati durante il banchetto nuziale. Gli ospiti potranno assapporare  diversi gusti, da quelli più corposi a quelli più speziati, all’interno di un menù in cui è possibile abbinare ogni sapore con la pietanza giusta. Esaltare il palato in ogni portata sarà abbastanza facile per arricchire i festeggiamenti con un tocco di classe tra dessert e aperitivo o nella preparazione degli stessi piatti.

Il vino del Friuli può fare da cornice anche ai doni per gli ospiti con delle bomboniere personalizzate veramente chic. Una bottiglia di vino può diventare una bomboniera raffinata, che ogni invitato apprezzerà e porterà a casa come ricordo di una giornata perfetta. Può essere personalizzata con un’etichetta originale oppure abbinata al tema del matrimonio.

Per i giorni precedenti alle nozze invece le scelte sono diverse. Se si è organizzato un matrimonio in Friuli pur vivendo all’estero si può pensare a una cena con degustazione per il giorno prima della cerimonia insieme a testimoni e genitori.

Gli sposi che arrivano dall’estero sono in aumento e il Friuli diventa meta di diversi turisti stranieri che scelgono come loro location nuziale proprio le meraviglie di questa terra.

In alternativa alla cena con degustazione si può pensare anche a un addio al celibato o al nubilato a tema. In questo caso le idee sono davvero tante. Una cena particolare in uno dei ristoranti più conosciuti del luogo ma anche un tour di una giornata intera per scoprire le delizie delle cantine vinicole del Friuli.

Come vedi ci sono diverse opzioni per rendere questo momento unico e fare in modo che il vino non diventi soltanto un accompagnamento in tavola. Con un po’ di inventiva può diventare il protagonista indiscusso di una festa in cui nulla è lasciato al caso.

Forme d’Arte, l’arte di fare un pecorino al vino

A Pietrasanta arte, fashion, vino, gioielli e….marmo

L’arte di fare un pecorino, un pecorino d’arte

A Pietrasanta, arte, vino, marmo, fashion e forme d’arte

Galleria Open One, 16 luglio ore 19,00

 

L’arte può essere anche in un pecorino, secondo Paolo Piacenti, “affinatore”…. termine di uso esclusivo ai produttori di formaggio, che significa  colui che aggiunge al prodotto un ingrediente che lo renderà unico e inconfondibile: per affinare il formaggio può servirsi di foglie di noce, cenere, vinacce, pomodoro; può affinare in barrique o utilizzare tanti altri ingredienti.

L’Arte per Piacenti è una componente della sua vita, una sensibilità particolare verso il bello in quanto, cresciuto in una casa dove il padre viveva in un contesto d’arte circondandosi di artisti e scultori, ha avuto l’idea – innovativa – di farsi fare delle etichette dei suoi pecorini da artisti, toscani e non, ogni artista una tipologia diversa di formaggio.

Pittori toscani, tra cui Elisabetta Rogai, realizzano appositamente le etichette dei formaggi, rendendo così ogni "forma" unica ed inconfondibile per un abbinamento di cibo, arte  e bellezza medioevale tra le mura di San Gimignano, sede dell’azienda.

E il 16 luglio, in una notte di stelle, a Pietrasanta, alla galleria Open One, Elisabetta Rogai per “Donne Oltre” una personale su un prato verde smeraldo punteggiato dal bianco immacolato di grandi massi di marmo di Bovecchi, l’artista fiorentina abbina la sua Enoarte al candido marmo di Carrara, alle sue pashmine ricavate dalle stampa dei suoi quadri e ai pecorini al vino di Paolo Piacenti, come ormai effettua da tempo per le etichette personalizzate con i suoi quadri dipinti con il vino.

Per il Pecorino a latte crudo della Garfagnana, per esempio, in cui si percepiscono tutte le essenze delle erbe pascolate, l’artista giapponese Masato Yoshioka ha realizzato Vento sulla spiaggia, una figura femminile con i capelli scomposti da una folata; il Pecorino a latte crudo di Volterra, invece, rappresenta la facciata della chiesa di Santa Chiara per opera del pittore Nico Paladini. Il Pecorino di Pienza stagionato è opera di Masato Yoshioka che sceglie per etichetta Una notte tranquilla: l’immagine di una donna sullo sfondo di un cielo notturno toscano. Sul Pecorino stagionato in grotta, stagionato su assi di castagno, si riconosce l’immagine di un villaggio bianco. È Sassi, un'etichetta disegnata sempre dal fiorentino Nico Paladini. E poi ancora, opere di Fabio Calvetti, Fabio Romiti, dell’artista americano Edwuard Giobbi e del fiorentino Giovanni Maranghi. Nove artisti hanno lavorato su circa quaranta prodotti differenti, ciascuno unico per sapore e immagini. Infine le etichette create da Elisabetta Rogai, l’artista che ha avuto l’incarico di dipingere anche con il vino del territorio senese il Drappellone del Palio dell’Assunta 2015, che ha creato per Piacenti etichette dipinte con il vino con immagini di donne, ebbre di vino, passionali e sognanti, scapigliate e sensuali.

Dunque arte, declinata in mille modi, privilegiando le immagini femminili in quanto, come afferma Piacenti, “il tema ricorrente è sempre la donna in quanto, a differenza di altre regioni, in Toscana la prerogativa di fare il formaggio è stata, fin dal Medioevo, prettamente femminile. Erano le donne che si occupavano dei formaggi e i metodi di lavorazione si tramandavano di madre in figlia. Solo le donne possiedono la sensibilità giusta per capire quando lavorare la cagliata

Paolo Piacenti crea un prodotto unico, nato da una intuizione, di qualità ma anche una facile comunicazione, dare una veste colta ad un prodotto toscano, i suoi pecorini al vino, un prodotto della terra, dunque “artista del formaggio”, esperto selezionatore e affinatore appassionato della tradizione casearia toscana, uno che ha lungamente cercato, e ritrovato, i pastori che lavorano il latte come si faceva una volta, ottenendo formaggi di cui s’era quasi persa traccia.

Forme d’Arte Formaggi

Via San Matteo –  53037 San Gimignano SI

www.elisabettarogai.it

www.openone.it

Pietrasanta, 16 luglio ore 19,00, Galleria Open One

Antiche leggende in tavola a Monteleone Sabino con la Sagra delle fettuccine alla trebulana

Un glorioso passato intriso di storia, misteri e leggende

Un glorioso passato intriso di storia, misteri e leggende. E un primo piatto
che, già nel nome, porta con se i segni indelebili di questi affascinanti
trascorsi. Così Monteleone Sabino, un tempo Trebula Mutuesca, festeggerà il 6 e 7 agosto le sue prelibate fettuccine alla trebulana, una ricetta legata
a doppio filo alle tradizioni del borgo in provincia di Rieti e così
chiamata in onore della città sabino-romana che visse il suo periodo più
fiorente nel I° Secolo a.C.

Un piatto realizzato ancora oggi seguendo una ricetta tramandata oralmente per tanti secoli: vengono impastate farina e uova e poi la sfoglia viene tirata a mano con il mattarello di legno; una preparazione all’apparenza semplice che in realtà nasconde trucchi e segreti che fanno la differenza, noti solo alle massaie locali: guai, ad esempio, a sbagliare lo spessore della sfoglia e soprattutto il taglio! Piselli, pomodoro, funghi, prosciutto e pancetta sono il condimento ideale del gustoso piatto che sarà servito per due sere consecutive a partire dalle 19. Diffidate insomma dalle apparenze: in tavola non sarà servita un’amatriciana – anche se la pancetta potrebbe in qualche modo ricordarla – e nemmeno a una boscaiola, anche se i funghi rappresentano uno degli ingredienti principali; le fettuccine alla trebulana sono un concentrato di profumi e sapori unico che è possibile apprezzare a pieno solo lì dove sono state inventate.

Da ben 19 anni, non a caso, il paese adagiato a quasi 500 metri di altezza
sulle propaggini meridionali dei Monti Sabini dà il benvenuto al mese di
agosto con questa festa; due serate in cui le fettuccine saranno proposte
insieme a una ricca carrellata di antiche ricette monteleonesi, tutte legate
a doppio filo al prodotto più conosciuto della zona, l’olio extravergine di
oliva della Sabina. E come ogni anno non mancheranno gli spettacoli musicali e le bancarelle del mercatino di artigianato e prodotti tipici.

Chi invece vorrà approfondire la conoscenza del territorio, potrà visitare i
siti archeologici che resteranno aperti per l’occasione: Monteleone Sabino
offre infatti ai visitatori l’opportunità di trascorrere un fine settimana
all’insegna non solo della buona cucina, ma anche della cultura. Meritano
una visita l’imponente Anfiteatro Romano e il Santuario di Santa Vittoria,
con la splendida chiesa romanica e le catacombe che ne costituiscono il
primo elemento storico ed archeologico; e ancora il Museo civico e
archeologico e i resti della città di Trebula Mutuesca, che possono essere
visitati con un’escursione pomeridiana o mattutina.

Info
Data – 6/7 agosto
Località: Monteleone Sabino (Rieti)
info@fuoriporta.org
3408505381
www.fuoriporta.org

Quando l’Arte incontra il buon Vino…

Sabato 9 luglio, dalle 19,00, vernissage insolito, alla tenuta Val delle Rose, per dare l’opportunità di vedere i colori del mare dai quadri di Elena Conti, giornalista appassionata di pittura e di mare, per avere in insolita visione della Maremma, attraverso gli occhi dell’artista.

Sarà proprio in mezzo alle vigne e agli strepitosi roseti di Val delle Rose una degustazione dei vini della tenuta Val delle Rose, della famiglia Cecchi, a Grosseto, 100 ettari di terreno coltivato a vite, davanti agli intensi colori del mare di Elena Conti.

E l’artista crea un racconto, con i suoi colori, in questa magnifica terra, nato dalla memoria e dal ricordo del vino della Toscana, prodotto dalla famiglia Cecchi, che rappresenta in maniera efficace la nostra terra e tutti i caratteri della toscanità, come le tradizioni, la storia e la proiezione verso il futuro, stagione dopo stagione; niente, infatti, come il vino, prodotto di una cultura sapiente, parla della nostra terra, fatta da uomini e donne veri, ruvidi e ironici, gente della terra e venuta dalla terra, gente che ti guarda diretta in faccia quando alza gli occhi, e perciò ancora più diretta, che, coinvolgendo le emozioni in un bicchiere di vino suggerisce la ricerca per individuarlo, l’evoluzione delle aspettative e delle esigenze, per un gesto armonizzato da un rapporto che acquisisce le sfumature più sofisticate per far nascere un capolavoro della natura.

In Toscana, una saggia abitudine della cultura contadina è quella di inserire una pianta di rose alla fine e all’inizio di ogni filare; questa abitudine è una caratteristica per la salvaguardia stessa delle piante di vite, in quanto ogni pianta di rosa indica lo stato di salute delle piante stesse, diciamo una sorta di osservatorio naturale, un monitoraggio “medico”; e il “ricordo emozionale” dell’insieme di queste fragranze toscane, cespugli di rose rampicanti, pampini d’uva, pergole in fiore e terra fresca e profumata, è il capolavoro effettuato nella Tenuta Le Rose, infatti, che prende il suo nome dalla numerosa presenza di roseti selvatici diffusi in tutta la vallata, dove sono state piantate circa 2000 piante di rose rosse e bianche, che sono adesso in completa fioritura. Uno spettacolo unico, di colore e profumo, che si apre sulle geometrie tracciate dai filari di viti, che si scorgono all’improvviso attraverso le aperture delle linee architettoniche della tenuta.

Nell’aria una fragranza unica e sorprendente, nata da un mix di aromi primari, vino rosso dolce e suadente, tipici dei vitigni, soprattutto di quelli aromatici che esaltano le fragranze dell’uva, passionale e sensuale come solo può essere un prodotto della terra Toscana per un’occasione unica per scoprire una Maremma insolita, decisamente ricca di fascino. Il vernissage sarà l’opportunità di vedere i colori del mare dei quadri di questa giornalista appassionata di pittura e di mare, proprio in mezzo alle vigne e agli strepitosi roseti di Val delle Rose.

Sabato 9, dopo una giornata di mare a cuocersi sotto il sole caldo del litorale maremmano, appuntamento quindi per una suggestiva degustazione al tramonto, per scoprire i sapori della Maremma nei bouquet di quattro vini della Tenuta: Litorale, Aurelio, Morellino di Scansano e Poggio Leone Morellino di Scansano Riserva.

Per tutto il mese di luglio i quadri saranno in esposizione nelle sale interne della tenuta Val delle Rose situata a pochi chilometri da Grosseto.

Elena Conti, giornalista con la passione per la pittura, realizza quadri dove il blu e tutte le sue sfumature dominano nei suoi dipinti che raccontano l’acqua e gli altri elementi primordiali, la terra, la roccia, i sassi e il legno. Il blu, che prima della sintesi chimica dei colori veniva realizzato in modo complesso mescolando olio di lino e preziosa polvere di lapislazzulo e veniva usato con estrema parsimonia dai pittori, oggi irrompe dalle tele esposte a Val delle Rose, lasciando la sensazione di essere chiamati da quel mare verso orizzonti di luce estiva.

Val Delle Rose  

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Azienda vinicola

Località Poggio la Mozza, 58100 Grosseto

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